“Sei un pappagallo!”

“Sei un pappagallo!” Quante volte ce lo siamo sentiti dire da bambini, quando ci piaceva ripetere quello che dicevano i nostri genitori!
Ma perché i pappagalli ripetono le parole? Ve lo siete mai chiesti?
E perché sono sempre di colori sgargianti? Perché accompagnavano sempre i pirati?
Il mondo dei pappagalli è così variopinto ed interessante che non basterà di certo questo articolo per dare una risposta a tutte le domande che possono venirci in mente su questi simpatici pennuti, ma togliamoci almeno qualche piccola curiosità!
Perché parlano?
Alcuni pappagalli sembrano parlare, ma in realtà riproducono semplicemente i suoni della natura. Ciò che li rende così “speciali” è il fatto che abbiano un apparato respiratorio particolare che gli permette di riprodurre fedelmente alcuni suoni, come ad esempio le nostre parole e la fortuna di avere un’intelligenza così acuta che li porta ad associare alcune parole alle situazioni, questo fa sì che ai nostri occhi siano dei piccoli e abili oratori!
I pappagalli “parlano” solo quando sono in buona salute fisica e mentale, ecco perché il loro “addestramento” si basa principalmente sulla relazione di fiducia tra uomo e animale, ingolosendo il pennuto con bocconi prelibati e moine.
Si hanno informazioni sull’addestramento di questi animali a parlare fin dal 1250 quando Gialal al-Din Rumi ne discorse ampiamente nel suo “Masnavi”, un imponente manoscritto persiano di carattere spirituale che insegna ai sufi come essere nell’amore di Dio.
Militari e arlecchini
Il colore è sicuramente una delle prime caratteristiche che si notano in questi uccelli.
L’ Ara Militaris si chiama così proprio grazie alla sua livrea verde che ricorda quella di un soldato.
Ma anche l’Ara Scarlatta e l’Ara Rossoverde prendono il loro nome dai loro splendidi colori accesi.
Il perché questi piumaggi colorati siano così sgargianti è prettamente legato alla chimica, alla sintetizzazione dei cibi che ingeriscono e alla capacità di riflettere la luce.
Più carina però l’antica leggenda greca che trova la motivazione nell’arcobaleno che si è frantumato nel cielo colorando così tutti i pappagalli sotto gli occhi increduli di tutti gli altri animali.
Pappagalli e pirati 
Negli stereotipi che accompagnano i pirati, oltre a uncino, gamba di legno, tendenze alcoliche e passione per le donne di facili costumi, troviamo anche un bel pappagallo colorato appollaiato sulla spalla. Ma questo però non è solo uno stereotipo, perché nell’età dell’oro della pirateria i filibustieri erano sovente accompagnati da questi simpatici animali. Ma perché proprio i pappagalli? Le traversate erano molto lunghe e noiose e quindi serviva una compagnia per alleviare le pene, ma bisognava anche considerare lo spazio, non certamente idoneo per tenere un cane, quindi si pensò a questi coloratissimi uccelli che richiedevano poco spazio, poco cibo, emettevano suoni divertenti, il loro piumaggio era accattivante e colorato, erano facili da rivendere, insomma…erano dei compagnia perfetti.
Perché si chiama proprio “pappagallo”?
Purtroppo l’origine dell’etimologia di questo nome è incerta, ma fra le varie ipotesi si pensa che possa derivare dal francese antico “pape” (Papa) e “gay” (gazza o gallo) perché la sua colorazione ricorda i paramenti liturgici.
Grandezze
Le specie di pappagalli sono moltissime, suddivise in quattro famiglie, e la loro grandezza varia dai 10 centimetri del pappagallo pigmeo al metro dell’ara giacinto.
Il pappagallo più pesante è il Kakapo che raggiunge i 4 kg di peso (tenete conto che la classica gallina rossa pesa meno di 2 kg per fare un paragone “alla nostra portata”).
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[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)
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