Uno sport…bestiale!

Serpenti, zebre, tori, aquile, leonesse, rondini, lupi, asini. No non ha aperto un nuovo zoo (per fortuna!), è solo il nostro campionato di calcio!!
Già, perché sono tantissime le squadre di calcio che hanno scelto un animale che le rappresenti. Vediamo di conoscerle un po’; meglio.
Iniziamo dall’Inter, l’unica squadra del nostro campionato a non essere mai retrocessa e a non aver mai giocato in serie B. Il suo simbolo, all’atto della fondazione nel 1908, era un cerchio dorato e bordato di neroblu con al centro le lettere FCIM, Football Club Internazionale Milano, poi tornato attuale. Nel 1928 il simbolo venne sostituito da un biscione, poi diventato un serpente, il simbolo dei Visconti raffigurato nello
stemma della città di Milano.
La Juventus, la squadra che ha vinto più scudetti in Italia, 33, ha come simbolo la zebra. Quando iniziò a calcare i campi di calcio nel 1897, la maglia della Juve era rosa. Nel 1903 i dirigenti decisero di acquistare delle nuove divise e le ordinarono in Inghilterra. Da Nottingham spedirono a Torino, però, le maglie che, con tutta probabilità, erano destinate al Notts County, la seconda squadra della città. Queste erano a
strisce bianconere. Non c’era più tempo per sostituirle data l’imminenza dell’inizio del campionato che alla fine la Juve vinse. Avendo portato fortuna, le divise non furono mai abbandonate e i colori della maglia rimasero a strisce bianconere, come il manto di una zebra, che dal 1929 divenne il simbolo della squadra per molti anni.
L’altra squadra di Torino, il Torino appunto, ha invece come simbolo il toro. Molto meno complessa la storia di questa scelta: essendo il toro l’emblema della città di Torino, nel 1906 i fondatori della squadra lo adottarono come simbolo.
C’è poco da dire anche sulla scelta della lupa da parte dei fondatori della AS Roma. Nel 1927 venne adottata, senza troppa fantasia, la lupa simbolo della Capitale.
Più curiosa la scelta dell’aquila per la Lazio, la seconda squadra della Capitale. Nel 1910, a dieci anni dalla fondazione, il secondo presidente della storia del club, decise di svecchiare il simbolo della squadra, fino ad allora un semplice scudo blu con una banda bianca. Essendo un grande appassionato di escursionismo ed amante delle grandi vette, rimase incantato nell’osservare le aquile che volavano ad alta quota e così decise
di usare un’aquila come simbolo della squadra e di schiarire il blu con il celeste del cielo in cui volano libere.
Curiosa la storia del Brescia Calcio. Da sempre il simbolo della società è la leonessa, ripresa appunto dallo storico emblema della città lombarda. La maglia della squadra è da sempre azzurra, con una grande V sul petto. Questa V ricorda una rondine stilizzata, così come le si disegna da bambini. Per questo motivo i  giocatori del Brescia sono chiamati “le rondinelle”.
Il Napoli Calcio ha invece capovolto la storia, almeno quella dei detti popolari. Un vecchio proverbio dice: “chi nasce cavallo non può morire asino”. Non in questo caso però. Infatti, il simbolo della squadra all’atto della sua nascita era un cavallo rampante, ripreso dal logo cittadino dell’epoca. Il primo campionato del Napoli fu disastroso: 0 vittorie, 1 punto e 61 gol subiti. Un giornale satirico napoletano titolò: “più che un
cavallo sembra un ciuccio”. Il titolo era chiaramente in napoletano molto stretto e si rifaceva alla storiella di un asino sempre stanco. L’articolo era accompagnato dalla vignetta di un asino con una maglietta azzurra. I campionati seguenti non andarono tanto meglio e nel febbraio del 1930 un asino con la maglia del Napoli venne portato direttamente allo stadio. Quella domenica si giocava contro la Juve e alla fine del primo
tempo il Napoli perdeva 2-0 sotto i colpi dei bianconeri. Ma nella ripresa ci fu una rimonta, storica per l’epoca soprattutto viste le forze in campo, e la partita fini 2-2. Complice la scaramanzia napoletana, l’asinello venne visto come porta fortuna e da allora divenne il simbolo dei partenopei.
A meno di 100 km, ad Avellino, il simbolo della squadra di calcio è invece il lupo. La scelta è storica: gli Hirpini erano una delle principali tribù che costituivano il popolo italico dei Sanniti che occupava pressoché lo stesso territorio dell’attuale provincia di Avellino ed il loro animale totem era il lupo, tant’è che il termine “hirpus”, in lingua osca, si riferisce proprio al lupo che con questa popolazione condivideva l’impervio habitat appenninico.
La pagina finisce e non abbiamo lo spazio di approfondire altro, ma una menzione la meritano anche il cavalluccio marino che è simbolo del Cesena ed anche della Salernitana, il delfino del Pescara, il Palermo che come la Lazio ha un’aquila, il Cosenza che come la Roma ha un lupo, il Frosinone con un leone ed il Genoa ed il Perugia che hanno un più mitologico grifone.
Chi ha detto che il calcio è uno sport animalesco, alla fine, non si è sbagliato poi tanto!

 

 

[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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