“Me lo porto dappertutto!”

“Me lo porto dappertutto!”

Sicuro che sia sempre la scelta giusta?

Domenica sono stata alla Maratona di Milano e ho visto alcune persone fieramente accompagnate dai loro cani. 

C’erano venticinquemila partecipanti, molti dei quali accompagnati dalle famiglie o dagli amici, c’erano spettatori, volontari, ambulanze, polizia, esercito, protezione civile… insomma, avete una vaga idea di quanta gente fosse presente alla manifestazione? 

Ed oltre alla folla c’erano altoparlanti, musica alta, un cannone spara coriandoli che per dare il via all’inizio della gara ha fatto un gran boato, c’erano migliaia di voci urlanti, bambini festanti, atleti scalpitanti. 

È stata una gran festa! Ma lo è stata per tutti? 

Ho visto decine di cani terrorizzati, alcuni avvinghiati alle gambe dei proprietari, che di tutta risposta li sgridavano “ma allora nomedelcane, che cosa c’è? Perché fai così?”, cani che tiravano come pazzi cercando di allontanarsi, cani che abbaiavano a chiunque seguiti dai padroni che, con la faccia sbigottita, si giustificavano con vari “Non ha mai fatto così! Non so perché lo faccia!” Ma sveglia! Ma quanto ci vuole per capire che tutto questo marasma è TROPPO per il vostro cane? 

Ma poi è arrivato lui, l’eroe della maratona che si è legato il guinzaglio del suo bel cocker nero alla vita e correva con aria soddisfatta, trascinandosi il cane con quel micro collare attorno al collo, con gli occhi che strabuzzavano dalle orbite. E me lo vedo il giorno dopo bello tronfio in area cani che racconta le prodezze del suo bel cocker nero, unico motivo per cui tutti lo guardavano in corsa.

Non solo chiederei la squalifica per l’atleta  a due zampe, ma gli farei anche una multa per maltrattamento. 

In questi tre anni in questa rubrica l’ho ribadito più volte e lo faccio a gran voce anche oggi: andate a correre, perché è una delle emozioni più belle che si possano provare, andate a seguire gli atleti perché meritano tutta la nostra ammirazione, ma i vostri cani LASCIATELI NELLA TRANQUILLITÀ della loro casa e non insistete con la storia che “lo fate per loro”, perché non ne ho visto uno solo felice di essere lì. Se volete fare qualcosa per loro potete prendere e andare in montagna, in campagna, a camminare nei boschi, a fare il bagno al fiume, a passeggiare sul bagnasciuga quando non c’è nessuno, a giocare nelle pozzanghere sotto la pioggia.

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[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)
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