Ma dove sei finito?

Di loro non ci rimane quasi nulla. Di alcuni abbiamo una foto, di altri qualche reperto, di alcuni ancora solo una possibile ricostruzione. Parlo degli animali estinti; alcuni sono scomparsi migliaia di anni fa, altri invece hanno abitato il nostro pianeta più a lungo e contrariamente a ciò che si è soliti pensare, non è stato l’uomo l’origine e la causa di tutti i mali. Ogni era vede arrivare e scomparire centinaia di specie che, per motivi più che naturali, semplicemente “finiscono”.
Diverse sono state le specie di mammut a scomparire nel Pleistocene, ma anche più di un antenato dell’attuale ippopotamo e delle pantere.
Ma avvicinandoci a tempi storici (a partire dall’anno 3000 a.C.) possiamo contare un numero elevatissimo di animali e più ci avviciniamo più informazioni abbiamo a disposizione.
Spariscono prima del 1900 l’armadillo arboricolo, il topo saltatore dalla coda corta, l’alce caucasico, lo stambecco portoghese, l’antilope azzurra e il lupo di Hokkaido.
Nel 1927 il pianeta Terra perde il bisonte caucasico e l’asino selvatico siriano, nel 1935 scompare il ratto canguro del deserto e nel 1952 la foca monaca caraibica.
Sono molte le specie di lupo che non abbiamo avuto la fortuna di poter osservare dal vivo, tra cui il lupo di Kenay, quello bianco di Terranova, di Bernard, il lupo spagnolo, quello delle Montagne Rocciose meridionali e quello nero della Florida, tutti scomparsi tra il 1911 e il 1950.
Le perdite più recenti sono state la gazzella araba nel 1996, lo stambecco dei Pirenei nel 2000 e il coguaro orientale nel 2011.
Sebbene le cause di estinzione di molti animali siano imputabili a fattori ciclici e naturali, non possiamo far finta che l’uomo non sia stato la causa della fine dell’esistenza sul nostro pianeta di molti animali, direttamente o indirettamente (caccia, distruzione dell’habitat, inquinamento, malattie introdotte dall’uomo…) e, grazie alla tecnologia e alla facilità di reperimento di importanti informazioni di cui disponiamo oggi, bisognerebbe iniziare a stimolare la crescita di una consapevolezza e di una sensibilità maggiore, sopratutto nei giovani e nei giovanissimi, che possa finalmente spingerci verso la salvaguardia del vastissimo patrimonio naturale di cui dispone la nostra meravigliosa Terra.
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[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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