Sognando l’Africa

SOGNANDO L’AFRICA

“Non ci sono più le mezze stagioni”.

Se facessimo un sondaggio sulla “frase fatta” che va per la maggiore in questi ultimi anni, questa vincerebbe a mani basse. Perché ormai il passaggio dall’estate all’inverno e viceversa sembra essersi completamente dimenticato  delle stagioni di mezzo. Primavera e autunno negli ultimi anni durano sempre meno, tanto che parlare di stagione calda e stagione fredda non è poi così lontano dalla realtà.
E di questo non ce ne siamo accorti solamente noi, ma anche la natura circostante e gli animali che la abitano. Negli ultimi giorni ai più attenti all’ambiente che ci circonda, non saranno sfuggiti gli stormi di uccelli che hanno deciso di salutare il nostro bel Paese che, dando addio all’estate è repentinamente entrato nella stagione fredda.
Sono tantissime le specie che hanno passato la bella stagione in Italia o che semplicemente la usano come ponte di passaggio tra l’Europa e l’Africa, la calda meta degli uccelli migratori. Dal nostro Paese passa almeno la metà dei volatili che attraversano il Mediterraneo e si stima che sia circa di due miliardi il numero di uccelli che lo attraversa, dai piccoli liù alla grande cicogna bianca, quest’ultima negli ultimi anni visibile anche nelle nostre campagne. Stupendi esemplari si potevano ammirare passeggiando per le strade che tagliano le campagne tra Gudo Gambaredo e Buccinasco Castello.
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Difficile, anche se non impossibile, avvistarli alle nostre latitudini, ma ci sono almeno trenta specie di rapaci che volano sopra le nostre teste per raggiungere lidi più caldi, tra cui il falco pescatore, la poiana, il nibbio e il gheppio.
Prendendosi solo dieci minuti di pausa dalla frenesia della vita quotidiana per osservare il cielo, in questo periodo si potrebbe avere la fortuna di vedere un vero e proprio spettacolo in volo. Già, perché sopra le nostre vite volano dieci milioni di rondoni, un milione di upupe e di torcicolli, quaranta milioni di rondini, trenta milioni di balestrucci, venti milioni di cutrettole, quindici milioni di usignoli e altrettante balie nere, tutti in viaggio verso l’Africa.
L’importanza dell’Italia per le migrazioni è sancita da numerose direttive e convenzioni internazionali, dalla Direttiva Uccelli del 1979 alle Convenzioni di Bonn (1979), e di Ramsar (1971), tutte ratificate dai nostri governi. Ma nel nostro paese i migratori corrono rischi anche mortali. La distruzione e il degrado degli habitat, spesso vitali per la sosta durante la migrazione, sono il principale fattore di minaccia. L’espansione edilizia abitativa e delle infrastrutture industriali, lo sviluppo stradale, l’espansione delle colture intensive, l’immissione di sostanze tossiche o nocive e gli incendi sono tutti elementi che contribuiscono alla perdita di habitat per i migratori.
A ciò si aggiunge anche la crescita esponenziale di infrastrutture impattanti che provocano la morte per collisione di moltissimi individui, specie tra i migratori notturni.

Anche l’inquinamento luminoso miete le sue vittime. L’illuminazione notturna attira gli uccelli in migrazione e ne perturba il sistema di orientamento, tanto da farli sbattere contro le luci o le finestre illuminate o svolazzare intorno alle fonti luminose fino a estenuarsi, specie in condizioni di nebbia o cielo coperto. Basta vedere quanti migratori notturni sostano al suolo vicino all’aeroporto di Malpensa, compresi molti che, dato il peso e il livello del grasso, non dovrebbero fermarsi lì, ma essere in migrazione attiva.

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Un ulteriore colpo di grazia a tanti uccelli impegnati nella migrazione è la modifica alle leggi sulla caccia. L’anticipo dell’apertura della stagione venatoria e l’assoluta noncuranza dei cacciatori stessi, miete moltissime vittime e priva i migratori, che già sono in condizioni di stress fisiologico, di quelle aree di sosta vitali per la sopravvivenza.

Purtroppo circa la metà degli uccelli che partono dai territori di svernamento in primavera, o di riproduzione in autunno, non arriverà mai.

Le nostre rondini arriveranno a maggio, almeno quelle scampate al viaggio, e si accingeranno a ricostruire i nidi dove deporre e continuare il ciclo della vita. Sempre ammesso che le stalle tra le cui travi sono nate non siano state nel frattempo sostituite da asettici capannoni per l’allevamento intensivo.

[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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