Una lunga attesa

Tre anni. Tanto è passato da quando per la prima volta ho letto la notizia che sarebbe uscito al cinema. L’ho atteso con l’ansia di una bambina che aspetta di scartare i regali la mattina di Natale. E’ stata lunga, ma alla fine il giorno è arrivato.

Il 15 settembre è uscito nelle sale italiane “Finding Dory”, in italiano “Alla ricerca di Dory”, il seguito del film animato più bello che abbia mai visto, uscito ormai tredici anni fa e premiato nel 2004 con il Premio Oscar come miglior film di animazione: “Finding Nemo” che tutti conosciamo come “Alla ricerca di Nemo”.

Mi volete dire che tra quelli che stanno leggendo c’è qualcuno che non ha visito le avventure del piccolo pesce pagliaccio? Ve lo avevo suggerito già qualche tempo fa, ve lo consiglio nuovamente adesso. Di cosa parla? Nonostante sia ormai un cult, non voglio rovinarvi il finale, ma come si intuisce dal titolo la trama racconta della scomparsa del piccolo pesce pagliaccio Nemo e delle avventure che Marlin, il suo papà, affronta per ritrovarlo accompagnato dalla smemorata Dory, un pesce chirurgo la cui caratteristica principale è avere una memoria a brevissimo termine.

La lunga avventura per ritrovare il pesciolino arancione si snoda attraverso gli oceani con incontri con squali vegani, meduse pericolosissime, tartarughe centenarie, balene gigantesche e gabbiani affamati.

E proprio la piccola Dory diventa la protagonista del nuovo lavoro della Pixar.

Cosa succederà questa volta? E’ passato un anno dal viaggio che ha spinto Marlin e Dory a lasciare la barriera corallina e a raggiungere Sidney per ritrovare il piccolo Nemo. I nostri eroi hanno fatto ritorno tra i coralli quando Dory improvvisamente si ricorda di avere una famiglia che molto probabilmente la sta cercando. E da qui incomincia la nuova trama che vedrà i nostri amici pesciolini vivere nuove storie e incontrare nuovi amici.

L’attesa è terminata. Per me Natale è arrivato.

 

LASCIAMOLI A CASA LORO!

dory3Quando nel 2003 è uscito Nemo, tutti impazzirono per il piccolo pesce pagliaccio dalla pinna atrofica. Nelle sale incassò 937 milioni di dollari ed è attualmente il secondo film di animazione ad aver incassato di più nella storia del cinema. Ma non è stato solo il grande schermo ad aver consacrato “Alla ricerca di Nemo” come cult movie. Il merchandising relativo al cartone animato ha permesso alla Disney di eguagliare gli incassi ottenuti nelle sale di proiezione. Bambini che hanno imparato a fare i primi passi con le scarpette di Nemo vestiti con le magliette di Nemo, che hanno bevuto da biberon con l’effige di Nemo e dormito avvolti in lenzuola con stampato Nemo appoggiati su cuscini arancioni come Nemo, che hanno iniziato la scuola con zaini di Nemo scrivendo su quaderni di Nemo.

La Nemomania ha dilagato per anni, tutti si sono innamorati di quel pesciolino dolcissimo e testardo, non solo i più piccini. E se il vestirsi come Nemo o i suoi amici a carnevale e avere la stanza piena di peluche che  li rappresentano è un modo bellissimo di dimostrare affetto per questi piccoli eroi animati, purtroppo un’altra moda, decisamente più deprecabile, ha preso piede dopo il film. Facendo esattamente quello che il messaggio del film dice di non fare, sono stati milioni in tutto il mondo quelli che si sono precipitati nel negozio di animali più vicino perché volevano un Nemo nell’acquario. E così, sono stati milioni i pesci pagliaccio ad essere finiti negli acquari di chi, molto probabilmente, era così distratto mentre guardava il film da non capirne in alcun modo il significato. Anche questo argomento l’ho già affrontato nella nostra rubrica del 1° luglio, ma è una cosa che mi sta davvero molto a cuore e sono sicura che nessuno di voi si offenderà se affronto nuovamente il discorso. Perché è bastata la notizia della produzione del film affinché si scatenassero le richieste per i bellissimi blue tang. Così come successe per i pesci pagliaccio, anche i pesci chirurgo rischiano di fare la stessa fine, cioè quella di essere prelevati dalla barriera corallina per finire in un acquario a casa di qualche malato di possesso che soddisfa il suo ego ammirando Nemo e Dory nuotare in una boccia di vetro sul mobile del salotto.

La fondazione Saving Nemo ha già lanciato l’allarme affinché non si ripeta lo scempio avvenuto tredici anni fa, quando i pesci pagliaccio strappati al loro habitat furono milioni ogni anno. E se pensiamo che questi animali non si riproducono in cattività, possiamo facilmente renderci conto di che danno è stato fatto.

Il mio consiglio, quindi, è di andare al cinema, di portarci i vostri figli o i vostri nipotini, regalategli un palloncino a forma di Dory, comprategli un poster con la locandina del film e iniziate a cucire il loro prossimo vestito di carnevale a forma di pesce chirurgo. Ma, ve lo chiedo per favore, non alimentate quel commercio che costringe milioni di piccole vite a spegnersi in un acquario. Lasciamoli vivere. A casa loro.

 

[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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