L’informazione come arma di prevenzione

L’estate duemilasedici è stata segnata da un evento terribile e cruento che ha campeggiato per diversi giorni sui giornali e in tv, affollando i social e i teatrini televisivi di opinioni di esperti e profani, dividendo le masse. A Mascalucia, in provincia di Catania, due dogo argentini hanno ucciso un bimbo di un anno e mezzo; la dinamica dell’incidente non è chiara e probabilmente nessuno di noi saprà mai la verità.

Ora, la prima cosa che voglio specificare è questa: non prendo posizioni additando un colpevole da dietro un PC, mi dispiace immensamente per il bambino, per la madre, per i cani. Un bambino ha perso la vita, una madre ha perso il proprio figlio e due cani hanno una data di scadenza stampata sulla fronte o delle sbarre per il resto della vita a contenerli. Sicuramente ci sono delle “colpe”, delle mancanze, ma tutto sarà giudicato nell’aula di un tribunale da un giudice, anche se questo non cambierà la realtà dei fatti, non riporterà il tempo indietro, non restituirà la vita alla piccola vittima.

Quello che è certo è che si può fare prevenzione anzi, non solo si può, ma si DEVE.

Per quanto mi riguarda sono completamente e assolutamente favorevole al famoso “patentino”, purché sia fatto come si deve. Una lista di cani “pericolosi” ha poco senso, perché si finirebbe per istruire i proprietari dei molossi lasciando altri liberi di gestire male i loro micro cani che, probabilmente non uccideranno nessuno, ma potrebbero comunque arrecare danni più o meno gravi a chi se li ritrova attaccati ai polpacci. I proprietari, di TUTTI i cani, senza distinzione, dovrebbero conoscere per prima cosa il linguaggio del cane, sapere come manifesta disagio, paura, eccitazione ed imparare a GESTIRLO in maniera corretta nelle più svariate situazioni e questo ha un significato molto più profondo della semplice “educazione”, si tratta di capire il proprio cane, di “leggere” le sue emozioni ed intenzioni e di comportarsi di conseguenza. E poi, sarebbe opportuno conoscere le caratteristiche della razza che si è scelta, la leggi che riguardano gli animali d’affezione, l’abc dell’educazione, cos’è la socializzazione e come supervisionare le relazioni del nostro cane con altre persone, con i bambini e con gli altri cani, e tutto questo dovrebbe essere fatto senza vessare l’animale e senza utilizzare violenza di alcun tipo, sia essa fisica, psicologica, emotiva o etologica, perché sappiamo benissimo che il migliore metodo di insegnamento è quello che alla base mette il rispetto (di tutto e di tutti).

Non è possibile in un breve articolo dare dei consigli che non siano banali, ma quello che posso dirvi è che E’ POSSIBILE PREVENIRE questi incidenti e lo si può fare solo ed esclusivamente con l’istruzione e con la corretta preparazione.

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E si potrebbe iniziare già dai più piccoli: basterebbe un professionista che per qualche ora alla scuola materna, attraverso il “gioco”, inizi i bimbi alla relazione con il cane, a seguire una manciata di ore alle elementari dove si inizia ad insegnare come comunica il cane ed altrettante alle scuole medie e alle superiori, dove si può approfondire il discorso e preparare i futuri proprietari di cani, i futuri genitori, i futuri condomini. In totale basterebbero 30 ore nel corso di tutto il percorso scolastico per creare dei cittadini più consapevoli e più preparati su un animale che, volente o nolente, fa parte della vita quotidiana di tutti noi e che con noi condivide case, strade, parchi, marciapiedi, spiagge e spazi pubblici.

 

 

[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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