Vieni con me.

Nessuna valigia, solo lo stretto necessario oltre ai vestiti che hanno indosso e poi paura e speranza. Questo è il bagaglio dei migranti che, in fuga da zone in guerra, cercano di varcare i confini di quei paesi che li farebbero sentire al sicuro.

E dopo aver perso tutto, pensano solo a portare in salvo i propri affetti, alcuni stringono le mani dei propri bambini, altri tengono l’amata tra le braccia, altri ancora stringono a sé un cane o un gatto.

Eraa si trova a Idomeni, nel campo profughi allestito in poche ore e vuole raggiungere la Svezia, dove vive suo fratello, durante il suo cammino, iniziato a Damasco, tiene avvolto in una coperta Taboush, un gatto bianco e rosso. La ragazza racconta ai giornalisti che in questi giorni stanno raccontando al mondo la disperazione di Idomeni, che è un gatto buono, che è stato tranquillo durante la traversata del’Egeo.

Ma Taboush non è l’unico gatto migrante, prima di lui sono arrivati Lola e Joedo a Lampedusa, sbarcati insieme a Sama, la ragazza sudanese che ha fatto un viaggio lungo giorni per riuscire a salvare sé stessa e i suoi gatti.

Più travagliata ancora è stata la storia di Kunkush, che si è perso a Lesbo dopo un lungo viaggio con la sua famiglia. I volontari che si occupano dei migranti sull’isola lo hanno curato, sfamato e hanno fatto circolare le sue foto su Facebook alla ricerca dei proprietari. La missione è riuscita e il gatto bianco è riuscito a ritrovare la sua famiglia in Norvegia.

E poi c’è Aslan, un ragazzino di 17 anni, che ha camminato per più di 500 chilometri con Rose, una cucciola di Siberian Husky e il suo trasportino.

aslan.jpg

Le immagini di questi animali e dei loro proprietari hanno fatto il giro del Mondo, insieme a storie di disperazione e di ingiustizie che, come umanità, abbiamo già vissuto durante e dopo le guerre, storie di intolleranza e di crudeltà a cui abbiamo già assistito e dalle quali abbiamo voluto scrivere libri, fare film, istituire giorni della memoria e ricordare sui testi scolastici. Tutte storie dalle quali sembra che non abbiamo imparato nulla. Ma la speranza, la voglia di vivere e l’istinto di proteggere chi amiamo, umano o animale che sia, non verranno fermate da nessun confine, da nessun muro, da nessuna legge. Non posso che augurare a questi cani, gatti, ai loro proprietari, alle donne, alle mamme e ai loro bambini, agli uomini, ai ragazzi della mia età e dell’età dei vostri figli, di riuscire a trovare ponti e non sbarramenti, di poter approdare in luoghi sicuri e di poter, semplicemente, vivere con serenità.

 

 

[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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