La gallina dalle uova d’oro

Sono vegetariana da tantissimi anni, da poco più di quattro sono vegana. Che differenza c’è? I vegetariani non mangiano carne e pesce, i vegani non mangiano nessun cibo di derivazione animale, quindi neanche uova e latticini. Una delle domande più frequenti a cui ho dovuto rispondere, oltre che alla classica “..ma da dove prendi le proteine?”, è: “..ma perché le uova no? Tanto la gallina le fa lo stesso”..

Per educazione, so che non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, ma la cosa più semplice da dire sarebbe: “..tu sai da dove arrivano le uova?”

Mi rispondo da sola. In Italia si consumano tantissime uova, da recenti indagini di marketing è risultato che il consumo pro capite di uova nel nostro paese è di 14 kg all’anno. Se non fossi contraria allo spreco soprattutto di cibo ed in particolar modo di cibo che deriva da animali, vi suggerirei, per capire meglio la cifra, di rompere un uovo e pesarlo e vi rendereste conto da soli di quanto è sbalorditiva questa cifra. Fino al 2013 la produzione di uova in Italia copriva il 106% dei consumi, vale a dire che si produceva addirittura il 6% in più delle uova che sarebbero poi state consumate. Un recente adeguamento degli allevamenti di galline ovaiole imposto dall’Unione europea, ha ridotto la produzione al 95%. Per farla semplice, in Italia si producono 12 miliardi (!) di uova per mantenere un consumo pro capite di 220 (!) uova all’anno.

 

ovaiole.jpg

Se state pensando a prati sconfinati dove milioni di galline scorrazzano felici disseminando qua e là uova che saranno poi raccolte da un fattore con il cappello di paglia che le omaggia distribuendo loro semi di mais e verdura fresca, siete molto lontani dalla realtà.

Per i produttori, le galline ovaiole devono rispondere alla più antica legge di mercato “poca spesa, tanta resa”, quindi per essere remunerative devono produrre tanto e consumare poco, sia in termini di cibo che in termini di spazio.

Il 70% delle uova che le famiglie italiane consumano sono acquistate presso la grande distribuzione, dove per la stragrande maggioranza si trovano uova provenienti dall’allevamento in gabbia (quelle con la dicitura 3) e uova provenienti da allevamenti a terra (quelle con la dicitura 2). Cosa significa?

Significa che il 70% delle galline atte alla produzione di uova, restano chiuse in gabbie da batteria. Lo spazio a disposizione per ogni capo corrisponde all’incirca alle dimensioni di un foglio A4. In tali condizioni l’animale non solo non è in grado di esprimere alcun comportamento naturale come la cova delle uova o la ricerca del foraggio, ma non è in grado neanche di compiere movimenti come distendere le ali o girarsi senza difficoltà. Le galline ovaiole trascorrono la loro breve esistenza, che supera di poco l’anno, in queste gabbie, in condizioni che provocano loro grandi sofferenze fisiche e psicologiche vivendo nella più completa alienazione dalla vita: il solo scopo cui sono costrette è produrre uova. Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a quattro file, in enormi capannoni con ventilazione forzata, usata per disperdere gli altissimi livelli di ammoniaca provocati dalle deiezioni degli animali.

Per aumentarne la produzione, gli animali vengono sottoposti a lunghi turni di luce artificiale che ne alterano i bioritmi.

Il fondo in rete metallica delle gabbie provoca gravi lesioni e deformazioni alle zampe. Non essendo limate, durante la ricerca del cibo, le unghie crescono a dismisura ritorcendosi e spezzandosi con gravi conseguenze sanitarie. Osteoporosi e fratture alle ossa sono all’ordine del giorno.

Inoltre le galline sono animali con un’organizzazione sociale complessa e basata su una chiara gerarchia, hanno bisogno di luoghi appartati dove deporre le uova. In seguito a tali privazioni gli animali mostrano gravi alterazioni e patologie del comportamento. Ricordate che per la gallina l’uovo è potenzialmente il suo pulcino.

A causa delle pesanti frustrazioni subite, le galline beccano ed aggrediscono le proprie vicine arrivando talvolta dei veri e propri atti di cannibalismo. Per evitare questo vengono sottoposte all’asportazione di un terzo del becco.

Negli allevamenti per la produzione di uova i pulcini maschi, inutili ai fini produttivi, vengono separati dalle femmine alla nascita e triturati vivi.

Negli allevamenti biologici o all’aperto (quelli con dicitura 0 e 1) la situazione è decisamente migliore, gli spazi sono più ampi e diversi problemi fisici e psicologici che le galline presentano negli allevamenti a terra o in gabbia non si ritrovano. Ma anche in questi casi, la gallina non può comunque condurre la vita che sarebbe a lei più congeniale e viene sfruttata per un unico scopo: quello di produrre le uova che finiranno suoi banchi frigo dei supermercati.

Chiedetemi ancora perché non mangio le uova.

 

 

[immagine trovata in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

 

 

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