Non è tutto oro quel che luccica!

Nel numero precedente vi avevo consigliato di guardare la puntata di Report di domenica 6 dicembre e oggi vi racconto cos’è successo, rinnovando l’invito a guardare il servizio sul sito della Rai.

In “Troppa Trippa” la reporter Sabrina Giannini conduce un’inchiesta sul mondo del cibo industriale per cani e gatti lasciando senza parole gli spettatori, si parte dagli ingredienti e si passa agli “assaggiatori” per finire poi agli utilizzatori quotidiani, i nostri animali. Voglio dedicare il mio pezzo di oggi a questo servizio, riassumendone i concetti principali.

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Il 4%.
La legge europea consente di utilizzare la dicitura “al pollo” (utilizzo il pollo come esempio ma vale per qualsiasi altro “gusto”) quando all’interno di un prodotto è contenuto almeno il 4% di quell’ingrediente.
Questo spiega come mai è proprio il 4% la percentuale più diffusa sulle etichette: è sufficiente una così piccola quantità per poter esporre in bella vista ingredienti invitanti, anche se poi al loro interno ne è contenuto il minimo indispensabile e tutti gli altri ingredienti sono derivati della carne e suoi sottoprodotti che le aziende non sono tenute a specificare, addizionatori, acqua e vegetali.

Il prezzo.
Il prezzo al kg della maggior parte degli alimenti per i nostri beniamini a quattro zampe varia dai 15 ai 35€ al chilo, quando comprare le materie prime che ci interessano (come ad esempio manzo, riso e ortaggi) ci costerebbe la metà, la metà della metà o anche un decimo di quello che spendiamo per acquistare un prodotto confezionato e brillantemente pubblicizzato.

Gli addizionatori.
Sulle etichette di molti mangimi industriali troviamo diverse “aggiunte” come ferro, manganese, taurina (sopratutto per il gatto) e vitamine di ogni tipo: questo perché i processi di lavorazione industriale alternano le sostanze contenute nelle materie prime ed è quindi necessario aggiungerle chimicamente per rendere il prodotto bilanciato.

I consigli veterinari.
Come mai i proprietari di cani nel 90% dei casi utilizzano un cibo confezionato invece che alimentarli con cibo fresco? Perché è comodo, veloce, ben pubblicizzato e anche perché sono molti i veterinari che lo consigliano a seguito dei pomposi convegni organizzati dalle multinazionali che li producono. Sono pochi i veterinari che si impegnano a fornire ai propri pazienti/clienti delle diete fresche.
Anche gli allevamenti spesso consigliano un mangime specifico, grazie ad accordi economici e pubblicitari con l’azienda produttrice (in questo caso nel reportage si parla di Royal Canin).

Gli “assaggiatori”.
La reporter si sofferma sui test effettuati dalle aziende, sopratutto le più grandi e famose che vantano la presenza di cani e gatti presso i propri stabilimenti che hanno il compito di assaggiare il prodotto valutandone la qualità, prova a contattare le aziende e a presentarsi presso le strutture dove vengono tenuti questi animali, ma le viene sempre negato l’accesso. Perché? Perché non si tratta di oasi felici con cani che ogni giorno scoprono i nuovi sapori degli alimenti, ma di veri e propri laboratori nei quali vengono effettuati i test di laboratorio o quella che più comunemente chiamiamo “vivisezione”. Questa rivelazione è stata possibile grazie all’indagine della Peta che ha diffuso un video nel quale si rendono pubbliche le condizioni in cui vivono i cani da laboratorio e quali atroci pratiche vengono loro afflitte per i test sui mangimi.

Le micotossine.
Durante l’inchiesta viene intervistata Annie Leszkowicz, ricercatrice e docente di ingegneria chimica dell’Università di Tolosa (Francia), che spiega come il settore di alimentazione per cani e gatti non sia regolamentato correttamente, avvalendosi di tabelle di riferimento di tolleranza di alcune sostanze tarate su grandi animali da allevamento e non sui piccoli amici che abitano le nostre case che vengono così esposti a valori nettamente superiori a quelli che in realtà il loro corpo è in grado di sopportare. È così che gli scarti dell’industria alimentare per umani, non utilizzabili per la nostra alimentazione a causa delle sostanze tossiche in essi contenute, vengono “ripescati” ed usati per produrre cibi per cani e gatti con tutti i rischi che ne conseguono.

Le omissioni.
Alcuni conservanti, omessi sulle etichette ma la cui presenza è stata confermata durante l’indagine, sono stati banditi negli Stati Uniti perché ritenuti responsabili della morte di diversi animali.

Vorrei vedere!
Sono state contattate diverse aziende per sapere se fosse stato possibile visionare le materie prime con le quali vengono prodotti i cibi per animali domestici e nessuna di loro si è resa disponibile ad aprire le porte dei propri stabilimenti. E ci sarebbe da chiedersi perché, ma spero che i punti precedenti siamo sufficienti a dare una risposta.

Cosa fare quindi?
I veterinari intervistati da Report sono perle rare e consigliano un’alimentazione più naturale per i nostri animali, basata su prodotti “veri” e non confezionati.

La mia opinione.
Io non sono un veterinario e posso quindi basare la mia opinione sulla mia esperienza diretta e su ciò che in tutti questi anni ho imparato grazie agli studi che ho fatto, ai seminari a cui ho partecipato e ai professionisti con i quali ho collaborato, nello specifico mi ritengo fortunata ad aver incontrato nel mio percorso la dottoressa Barbara Gallicchio, un medico veterinario che da molti anni sostiene l’importanza della dieta fresca per i nostri animali di casa e che ha permesso ai miei cani e a quelli di molti miei clienti di condurre una vita sana, di trovarsi nella ciotola un cibo vero e non sintetizzato, un cibo diversificato e quindi non monotono (perché anche questo ci sarebbe da dire molto) e che ha reso felici noi nel vederli sani e loro, sempre contenti di gustarsi ogni pasto.

fresco

Vogliate quindi perdonarmi se ho occupato la mia intera rubrica per parlare di questa inchiesta, ma reputo l’argomento estremamente importante per il benessere psicofisico dei nostri cani e gatti e perché no, anche per le nostre tasche.

Per chi volesse rivedere il servizio è sufficiente andare sul sito www.report.rai.it.
Buona visione!

 

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[immagini trovate in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

 

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