Pendolari randagi

Oltre ad essere ricca di storia, arte e monumenti meravigliosi, Mosca è una città immensa con una popolazione di oltre dodici milioni di abitanti e trentacinquemila cani randagi.

Questi ultimi sono diventati famosi in tutto il Mondo perché alcuni di loro sono soliti spostarsi per la città utilizzando…la metropolitana. Aspettano l’arrivo del treno sulle banchine, salgono sui vagoni e si accomodano in attesa della giusta fermata, un comportamento tremendamente simile al nostro.

Più di uno studioso li ha seguiti, monitorati, pedinati per cercare di capire qualcosa in più su questo atteggiamento quasi umano. Come hanno imparato a farlo? Perché lo fanno? Ma il dubbio principale si concentrava sulla scelta della fermata: scendono a caso o sanno perfettamente dove andare?

E’ possibile che tutto sia iniziato per la ricerca di un riparo dal freddo, scendendo nelle stazioni trovavano un luogo meno esposto alle intemperie ed è facile che abbiano imparato a seguire nei vagoni le persone che concedevano loro qualche boccone. E poi, poco alla volta, hanno imparato a riconoscere le stazioni, hanno scelto i cantucci più caldi, hanno selezionato i luoghi dove è più facile riceve un tozzo di pane o dove il cestino dei rifiuti è più “ricco”.

Il randagismo affina le abilità di un cane ed accresce enormemente il suo bagaglio esperienziale, aumentandone le competenze e rendendolo così “più intelligente”, per dirlo con parole tipicamente usate dai non addetti ai lavori.

Se vi capita di fare un viaggio in questa città, non perdete l’occasione di fare un giro in metropolitana e fermatevi alla stazione di Mendeleyevskaya, dove nel 2007 è stato eretto un piccolo monumento in memoria di Melchik, un randagio ucciso a coltellate nel 2001 da una ragazza mentalmente instabile. Melchik, che in russo significa “giovanotto”, viveva nella stazione da diversi anni ed era diventato per tutti i pendolari un punto di riferimento, un simbolo del luogo, un amico.

 

 

[immagine trovata in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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