Una trincea per due

Personalmente non amo molto la televisione, non l’accendo quasi mai e trovo che vivere senza questo apparecchio non sia poi così male, però sono una grande appassionata di film.

Nella mia personale classifica al primissimo posto c’è “Mediterraneo”, il capolavoro che fece vincere l’Oscar a Gabriele Salvatores per il miglior film straniero nel 1992.

Credo l’abbiate visto tutti, considerato anche che almeno un paio di volte l’anno viene riproposto in tv, ma se così non fosse, guardatelo. Primo perché è un film bellissimo, appassionante e molto divertente, sopratutto grazie alla presenza di Diego Abatantuono, secondo perché non abbiamo vinto moltissimi Oscar e quei pochi film che sono riusciti a guadagnarselo, meritano di essere visti almeno una volta.

Il film è ambientato durante la seconda Guerra Mondiale ma non segue gli eventi storici realmente accaduti sull’isola nel quale è ambientato (Megisti o Kastellorizo, Grecia). Nel gruppo di soldati in missione, c’è Strazzabosco, un mulattiere alpino accompagnato da Silvana, un’asina che ha portato con se dall’Italia e che lo accompagna dall’inizio della guerra.

La scorsa settimana vi ho parlato del documentario di Folco Quilici, “Animali nella Grande Guerra”, accennandovi qualcosa sul rapporto che si creava fra animali e soldati. Ecco, quello fra Strazzabosco e Silvana è la rappresentazione migliore di cosa poteva essere questo legame.

Lui le parlava, la teneva vicino, la metteva al sicuro quando potevano esserci pericoli e se ne prendeva cura nei momenti di tranquillità.

In alcuni casi, come in quello rappresentato nel film, l’animale al seguito del soldato diveniva per lui la famiglia, il suo punto di riferimento, per nostalgia di casa e per non impazzire in quei lunghi giorni, mesi e anni fatti di cadaveri, sangue, solitudine e stenti.

L’improvvisa scomparsa di Silvana addolora così tanto il mulattiere da fargli aggredire i compagni che riteneva responsabili della sua uccisione e lo porta poi a chiudersi in una depressione silenziosa dalla quale sembra non riuscire più ad emergere. Incontrerà in seguito un altro asino, che chiamerà Garibaldi.

Il nuovo compagno lo aiuterà ad uscire dall’abisso nel quale era sprofondato e ridonerà al soldato il sorriso. Una delle scene più divertenti arriva alla fine, quando l’alpino cercherà di convincere gli inglesi, “che prima erano nemici e adesso sono amici” a far salire Garibaldi sulla barca che li riporterà in Italia.

Penso sempre con grande tristezza ai soldati delle due guerre mondiali, costretti a rinunciare alla propria casa, alla propria famiglia, spediti chissà dove per ridisegnare i confini dei loro paesi di cui avrebbero goduto solo i grandi despoti che sedevano sulle loro comode poltrone. E con immensa tristezza penso anche agli animali costretti a seguirli, spaventati ed inconsapevoli, buttati in mezzo a battaglie di cui non potevano capire nulla. Il rapporto fra Strazzabosco e Silvana mi fa pensare che di storie come la loro ce ne sono state tante, permettendo a uomini e animali di sostenersi l’un l’altro e donando un po’ di tenerezza a quei bui momenti della nostra storia.

 

 

[immagine trovata in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

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