Il collare a strozzo

Sono ormai anni che su internet e sulle riviste del settore viene combattuta da molti cinofili una battaglia contro uno strumento sopravvalutato e dannoso: il collare a strozzo.

Diverse scuole di pensiero sono unite in questa campagna perché è inutile girarci intorno, il collare a strozzo fa male al cane, punto.

Eppure non sono stati sufficienti le ricerche veterinarie che evidenziavano i pericoli in cui si incorre, anzi, in cui incorre il cane, per far cambiare idea ad alcune persone. Dico alcune perché negli ultimi anni si è vista una vera e propria rivoluzione per quello che riguarda “lo strumento” per portare a passeggio il proprio cane, mentre dieci anni fa erano rare le pettorine, adesso sono rari i collari e ancora di più lo sono quelli a strozzo e questo ci dimostra i passi da giganti che sono stati fatti in questo campo e quanta coscienza è stata presa dalla maggior parte dei proprietari.

Ne restano pochi, gli irriducibili difensori di uno strumento che dicono, “se utilizzato bene non fa male”.

Peccato che tutti quelli che lo usano hanno una strana concezione di “utilizzare bene” un qualcosa che volenti o nolenti arreca dolore al proprio cane, ma evidentemente senza questo strumento, queste stesse persone non sarebbero in grado di addestrare o educare il proprio cane o quello dei propri, fiduciosi, clienti.

I risultati della ricerca sui danni del collare a strozzo possono essere trovati ovunque su internet, ma per facilitarvi la ricerca vi consiglio il sito http://www.asetra.it (Associazione di Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali). Fra questi vi sono: lesioni ai vasi sanguigni degli occhi, danni a trachea ed esofago, gravi traumatismi alla colonna cervicale, svenimenti, atassia degli arti posteriori e molti altri.

Per quanto riguarda l’aspetto comportamentale, il collare a strozzo NON insegna al cane a non tirare, NON lo aiuta nella corretta comunicazione con gli altri cani e NON lo rende di certo felice, provate voi stessi a passeggiare con un cappio intorno al collo che vi stringe se accennate ad aumentare il passo o se volete curiosare dieci centimetri più in là.

Per quanto riguarda l’aspetto relazionale mi chiedo davvero se io debba dire qualcosa: su cosa si basa un rapporto in cui una persona utilizza uno strumento che provoca dolore per tenersi vicino il suo compagno di vita?

 

[immagine trovata in rete]

(di Susanna Canonico, pubblicato su “Sì o No – Il Giornale dei Navigli”)

 

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